Carenza di vitamina D legata all’insorgenza di malattie autoimmuni

Pubblicato il 05/09/2010
Fonti: La Stampa Foto: Le

Carenza di vitamina D legata all’insorgenza di malattie autoimmuni
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La vitamina D influenza molti geni presenti nel DNA umano, ma la sua carenza può danneggiarlo causando gravi malattie. Esporsi al sole e mangiare pesce azzurro per prevenirne la deficienza

Che la vitamina D fosse essenziale per una buona salute delle ossa lo si sa ormai da anni. Ma, oggi, una ricerca indica la vitamina D  preziosa per il benessere dell’organismo molto più di quanto creduto finora; a quanto pare è coinvolta in oltre 200 geni presenti nel DNA umano.

Dai risultati, pubblicati sulla rivista Genome Research, si stima che siano oltre 1 miliardo le persone al mondo che non possiedono quantità sufficienti di vitamina D. Questa carenza generalizzata sarebbe dovuta alla scarsa esposizione solare e alla dieta non corretta. Non avere sufficienti dosi di vitamina D, secondo gli esperti, non porterebbe solo a una perdita di densità ossea e rachitismo, ma anche a molte patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il diabete, la sclerosi multipla, il cancro e la demenza.

Durante lo studio – condotto grazie a finanziamenti del Medical Research Council (MRC), l’MS Society, il Wellcome Trust e l’MS Society del Canada e all’intervento dei ricercatori dell’Università di Oxford  – si è potuto mappare la sequenza del DNA e del recettore della vitamina D.
Quest’ultimo è una proteina attivata dalla vitamina D che influisce con altre proteine create dal codice genetico.

Gli scienziati hanno trovato quasi 3.000 siti legati al recettore della vitamina D, ed erano quasi tutti vicino ai geni associati alle malattie autoimmuni e a tumori come la leucemia e il cancro del colon-retto. La vitamina D, inoltre, mostrava un effetto diretto su oltre 200 geni associati alla sclerosi multipla, al diabete e al morbo di Crohn.

«Il nostro studio mostra l’influenza drammatica e di ampia portata che la vitamina D esercita sulla nostra salute», racconta Andreas Heger del Functional Genomics Unit MRC a Oxford.
«Ci sono ora prove a sostegno del ruolo della vitamina D nelle malattie. La vitamina D che si assume durante la gravidanza e i primi anni potrebbe avere un effetto benefico sulla salute del bambino in età adulta»,  continua il dottor Sreeram Ramagopalan del Wellcome Trust Centre for Human Genetics.

Secondo i ricercatori, comunque, la più importante fonte di vitamina D proviene da un’esposizione solare prolungata, anche se alcuni quantitativi discreti si possono ottenere anche con l’assunzione di pesce azzurro.

Certo, i risultati di questo studio non sono per niente incoraggianti, e l’ideale sarebbe poter godere di qualche ora di sole al giorno per evitare la carenza di una vitamina essenziale per il nostro benessere. Tuttavia, c’è chi sconsiglia l’esposizione solare prolungata a causa del potenziale rischio di cancro alla pelle. Insomma, sembra che un rimedio per stare bene in modo sicuro non esista. Non ci resta che trovare un po’ di equilibrio tra i vari suggerimenti che ogni giorno i ricercatori di tutto il mondo, molto gentilmente, ci offrono.