La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica che colpisce esclusivamente il grosso intestino. L’infiammazione interessa sempre la mucosa rettale e, per contiguità, può colpire anche altri segmenti del colon, in genere in maniera uniforme, fino alla valvola ileo-cecale, e non oltre.
L’estensione – In base all’estensione del processo patologico, possiamo definire le seguenti entità:
1. proctite: quando la malattia coinvolge il solo retto (15% dei casi);
2. proctosigmoidite: quando è localizzata al retto-sigma (35% dei casi);
3. colite sinistra: se è estesa sino alla flessura splenica (40% dei casi) ;
4. colite totale o pancolite: se interessa l’intero colon (15% dei pazienti).
Il quadro clinico – Si manifesta con emissione di feci non formate e secrezioni muco-ematiche, dolori addominali crampiformi, senso di incompleta evacuazione, urgenza. Nella proctite può essere talora presente anche stipsi.
La malattia si presenta con vari livelli di gravità.
Le forme lievi: fortunatamente le più frequenti. Sono caratterizzate dalla presenza di non più di 4-5 evacuazioni muco-ematiche al giorno, senza segni clinici di sofferenza generalizzata; anemia per lo più di grado lieve. Sono pazienti seguiti ambulatorialmente.
Le forme severe: si manifestano in un numero limitato di pazienti. Le scariche giornaliere sono numerose (superiori alle 6 al dì); compaiono sintomi di sofferenza sistemica (febbre e tachicardia), l’anemia è severa; le proteine plasmatiche sono drasticamente ridotte con marcata ipoalbuminemia e perdita del patrimonio elettrolitico. Talora compare anche un quadro noto come megacolon tossico, dilatazione acuta del grosso intestino associata con importanti alterazioni idroelettrolitiche, che può richiedere un intervento chirurgico d’urgenza.
Le forme moderate: si presentano con un quadro clinico intermedio tra i due appena descritti. La maggior parte di questi pazienti viene seguita ambulatorialmente.
L’esordio. È in genere acuto, tant’è che la diagnosi è per lo più tempestiva (2-3 settimane).
Il decorso. La CU ha un decorso caratterizzato da un’alternanza di fasi di acuzie e da periodi più o meno prolungati di remissione. La storia naturale. È sostanzialmente quella di una malattia cronica che, se tenuta sotto controllo e curata in modo adeguato, consente ai pazienti una vita pressoché normale. Se circa trent’anni orsono il vero problema era salvare la vita del paziente, oggi, fortunatamente, l’obiettivo principale è aiutare il paziente a condurre una vita sostanzialmente normale. Ciò è in larga parte merito del miglioramento dei presidi terapeutici medico-chirurgici, nonché del maggior grado di consapevolezza del paziente. Oggi fortunatamente i pazienti hanno un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione normale; buona è anche la
qualità della vita, con normale capacità lavorativa e di relazioni sociali. Spesso l’angoscia maggiore di questi pazienti è legata al timore di sviluppare una neoplasia (cancro colo-rettale); il problema è di dimensioni sostanzialmente modeste e viene affrontato e prevenuto tramite screening periodici con mappaggio bioptico nei pazienti a rischio.