Le MICI in pediatria

Pubblicato il 19/05/2009
Fonti: webchicken


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Le MICI in pediatria
PUBBLICATO IN Colite Ulcerosa, Morbo di Crohn

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) si manifestano in età pediatrica e nell’adolescenza in circa il 20% dei casi. Negli ultimi anni si è registrato nel nostro Paese un progressivo aumento delle diagnosi di MICI in età pediatrica.
Il termine Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale è generalmente riferito alle due forme principali: la Malattia di Crohn (MC) e la Rettocolite Ulcerosa (RU). Il 10-15% dei pazienti con MICI può però presentare una diagnosi iniziale di Colite Indeterminata (CI), patologia che successivamente può evolvere verso la MC o la RU.
Sono state individuate aree che hanno una concentrazione più elevata di malattia. MC e RU sono in rapporto uguale nel Nord America, nell’Europa dell’Est ed in Gran Bretagna, mentre sono meno frequenti nel Sud Europa, in Sud Africa ed Australia, sono addirittura rare in Asia, Africa e Sud America.
Per quel che concerne la prevalenza di sesso, i dati demografici riferiti a bambini ed adolescenti con MICI, residenti nelle più grandi aree metropolitane, indicano una prevalenza di MC nel sesso maschile (mentre fra gli adulti prevale il sesso femminile). L’incidenza di RU e CI è invece uguale nei due sessi. A questo incremento è stato dato molto rilievo e sono stati via via proposti, come potenzialmente responsabili, numerosi fattori di rischio, fra cui anche le modifiche della microflora intestinale. MC e RU sono considerate in genere malattie della tarda adolescenza o comunque proprie dei giovani adulti. Dagli studi epidemiologici dell’ultimo decennio si evidenzia però un significativo aumento di diagnosi di MICI (specie di MC) in età sempre più precoce; è aumentata l’incidenza di RU al di sotto dei 10 anni.
Sono state date svariate interpretazioni alla differenza di incidenza della malattia e sono stati presi in considerazione fattori ambientali come l’igiene, la dieta, l’allattamento al seno, il fumo di sigaretta, la pillola anticoncezionale ed agenti infettivi come il virus della parotite, del morbillo, l’Epstein-Barr ed i Micobatteri.
Questi sono i fattori di rischio che nel tempo e nei vari studi sono stati associati a MICI:
famiglia numerosa, stress, nicotina, esposizione in età precoce a fumo di sigaretta, divezzamento, tabacco da fiuto, igiene eccessiva, contraccettivi orali, infezioni, diete, prodotti caseari, zucchero raffinato, fumo passivo, cereali (corn flakes), bambino ricoverato in orfanotrofio, “fast food”, margarina, micobatteri, lievito per pane, morbillo, attività fisica, condizioni socioeconomiche precarie.
E’ da tenere presente che la diagnosi di MICI in età pediatrica può non essere semplice e facilmente schematizzabile, costituendo a volte una vera sfida per il pediatra gastroenterologo. La correlazione tra le varie indagini infatti non è sempre lineare e ciascun esame può fallire. Anche l’istologia delle biopsie intestinali può non essere contributiva se la malattia, come nel caso della M. di Crohn è localizzata in sedi non raggiungibili per via endoscopica. Per tale motivo si ritiene che non esista un singolo esame in grado di escludere con certezza le MICI anche se ciascuno ha il proprio valore in rapporto al paziente, alla diversa situazione clinica ed anche alla disponibilità ed affidabilità locali.
Ecco perché è importante che i bambini con MICI vengano seguiti rigorosamente in sedi con collaudata esperienza, sia per l’approccio diagnostico che per la condotta terapeutica che può essere modificata strada facendo.
Le MICI hanno una presentazione clinica particolarmente polimorfa.
Il più classico degli esordi è la cosiddetta sindrome colitica che, nel caso della Rettocolite ulcerosa, si caratterizza per una diarrea mucoematica persistente. In caso di MC, la presentazione clinica potrà essere più subdola, talora con assenza o scarsa rilevanza dei sintomi intestinali e potrà essere dominata dal quadro clinico e bioumorale di una febbre di origine sconosciuta con anoressia, artralgie, calo ponderale, anemia microcitica e marcato aumento degli indici di flogosi.
Infine il quadro d’esordio può essere a lungo dominato dalle manifestazioni extraintestinali, spesso associate alle MICI.
Oggi abbiamo a disposizione numerosi farmaci in grado di controllare la malattia, ma non va dimenticato che si tratta di patologie croniche, che necessitano di terapia medica per lunghi periodi di tempo. La scoperta dei farmaci biologici ha consentito di ridurre l’utilizzo dei cortisonici ed ha contribuito a ridurre il numero dei casi chirurgici.
Anche la terapia biologica è in evoluzione e, attualmente, è in fase di sperimentazione il certalizumab; se i risultati corrisponderanno alle attese è possibile che quest’ultimo sostituisca l’infliximab del quale oggi si hanno conoscenze piuttosto ampie anche in età pediatrica.

Dott. G. Lombardi